CIT PIEMONTE: SCATTANO I CONTROLLI SUGLI IMPIANTI TERMICI

Installatori e manutentori possono essere sanzionati fino a 6000 euro per non abbia redatto e sottoscritto il rapporto di controllo tecnico

Le contravvenzioni per mancata manutenzione degli impianti privati vanno da 100 a 6.000 euro. Sotto accusa tecnici e distributori di carburante

 

Caldaie fuorilegge, arrivano le multe

di Laura Siviero

Non solo le auto, ma anche gli impianti termici sono i responsabili delle emissioni di ossido di carbonio. Regione, Città Metropolitana, Province e Arpa schierate per stanare gli evasori che non dichiarano l’installazione degli impianti termici o non provvedono alla revisione delle caldaie. Multe salate si profilano all’orizzonte per privati, amministratori e gestori degli impianti. Puniti anche i distributori di combustibile che non forniscono i dati dei clienti.

«Sull’ossido di azoto il traffico urbano incide soltanto per il 50% (per l’80% invece sulle polveri sottili) — spiega Maria Chiara Zanetti, ordinario di ingegneria sanitaria ambientale del Politecnico di Torino - il resto è imputabile a impianti termici e attività industriali. La modalità più pulita di riscaldamento oggi è data dal teleriscaldamento. Torino ha fatto la scelta di utilizzare il teleriscaldamento oltre all’energia elettrica e questo porta alla sostituzione delle caldaie condominiali, con una riduzione nella città fino al 3% delle emissioni di particolato». A livello regionale c’è ancora molto da fare, poiché il teleriscaldamento copre solo l’1% degli impianti.

Per monitorare le emissioni degli impianti termici in Piemonte, è stato istituito tre anni fa il Catasto degli Impianti Termici (Cit a cui i manutentori devono registrare ogni nuova caldaia e comunicare il «rapporto di efficienza energetica» che, secondo la norma, deve essere compilato e dichiarato periodicamente (può variare da una volta ogni quattro anni ad una volta all’anno a seconda della tipologia e dell’età della caldaia).

Ma a distanza di tre anni il Cit ha ricevuto circa il 65% delle autodenunce. Secondo i dati Csi Piemonte (Consorzio per il Sistema Informativo) che elabora i dati del Cit gli impianti termici accatastati sono circa 650mila in Piemonte, mentre Città Metropolitana e Regione ne stimano quasi un milione. Una differenza molto ampia su cui a breve partiranno i controlli e le relative sanzioni.

Le sanzioni aggiunte dalla legge regionale 16/2017 e pubblicate il 2 novembre scorso, non erano ancora state applicate in modo esteso. Ma ora non si faranno attendere, per i privati, gli amministratori o il terzo responsabile che non abbiano provveduto alla manutenzione, vi saranno contravvenzioni da 500 a 3000 euro, installatori e manutentori verranno sanzionati da 100 a 900 euro e fino a 6000 euro per l’operatore che non abbia redatto e sottoscritto il rapporto di controllo tecnico. Puniti da 1000 a 6000 euro anche i distributori di combustibile che non inviano i dati relativi alle erogazioni. Far controllare una caldaia invece costa circa 60 euro l’anno e mette al riparo anche da eventuali incidenti.

Il problema è che talvolta i manutentori registrano valori fuori misura, senza avvisare i privati, che si vedranno notificare delle multe salate. Oppure sono i privati a non fornire i dati catastali ai manutentori, per impedire la registrazione e non dover pagare la revisione annuale e questi si trovano nell’impossibilità di registrare l’impianto.

«Stiamo lavorando per incrociare i dati dei fornitori di combustibile e degli impianti censiti — spiega Silvia Riva, dirigente regionale per lo sviluppo energetico sostenibile — in modo da far emergere il sommerso. Anche tra i fornitori c’è scarsa predisposizione a comunicare i dati. Il ritardo nell’applicazione delle sanzioni è stato dovuto anche alla riforma delle Province, tuttora in atto, oltre all’introduzione della nuova normativa che ha modificato la contabilizzazione dei consumi. Ora però, dopo una campagna di sensibilizzazione, verranno applicate le sanzioni previste».

Regione, Città Metropolitana, Province e Arpa stanno definendo le modalità delle ispezioni e precisando le priorità. «Dovremmo fare i controlli — dichiara Paola Molina, direttore area ambiente Città Metropolitana — ancora nell’attuale ‘stagione termica’. 
Partiranno sugli impianti non censiti, ma di certo, se avremo segnalazioni di malfunzionamento, le verifiche avverranno anche su quelli già registrati al Cit». Dall’Arpa fanno sapere che hanno firmato le convenzioni con Biella e Vercelli, a breve si concluderà anche Torino, ma sarà la Regione a decidere il piano dei controlli.

La registrazione al Catasto non è banale, richiede una complessa burocrazia che si scontra con la realtà dei manutentori fatta di piccole imprese artigiane. Un settore che conta in Piemonte circa 6.500 imprese che occupano 10.500 addetti, nella sola Provincia di Torino sono 3.130 con 5.520 addetti.

L’88,5% delle aziende è composto da meno di 5 persone. «Purtroppo il CIT presenta qualche difficoltà — interviene a difesa delle aziende Roberto Vinchi, settore impianti tecnologici dell’Unione Industriale di Torino — spesso i manutentori sono piccoli artigiani a conduzione familiare che hanno 40-60 caldaie da visionare e fanno fatica a stare dietro alla burocrazia».

 

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